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SAVERIO TOMMASI ha prodotto questo video,
questa la descrizione:
Giovanna Bartolozzi nel 1965 subì un aborto
clandestino. Il testo del racconto, scritto
in prima persona da Giovanna, è letto da
Maria Pia Passigli.
Ecco il testo del racconto/lettura:
Nel 1965 ero sposata da 6 anni e avevo 2
figli, iI secondo non era stato voluto, era
stato concepito affidandosi al metodo
Ogino-Knaus, dal nome di due ginecologi
secondo i quali, per evitare gravidanze
indesiderate bastava contare i giorni del
ciclo e farlo solo in certi momenti del mese.
Come si vede non era un metodo molto
attendibile.
Accettammo comunque di buon grado questa
nuova gravidanza ma tirare su due figli non
era facile. Ci rendemmo conto che, anche se
non ci piaceva, dovevamo affrontare il
problema con il preservativo, e così
facemmo. Passarono alcuni mesi,
sfortunatamente una volta ci accorgemmo che
il preservativo si era rotto.
Mi prese una grande inquietudine, mio marito
cercava di sdrammatizzare. Passarono i giorni
e il mestruo non arrivava, il secondo mese
ero certa di essere incinta.
Non potevamo tenere anche questo figlio e si
decise che dovevo abortire, non avendo denari
per affidarci a un medico compiacente si
dovette ricorrere a una ostetrica senza
scrupoli, ci informammo con cautela, la cosa
non era facile, si rischiava l'arresto, tutto
era fatto in sordina, non ci rendevamo conto
dei rischi che potevo correre e che sarei
potuta morire.
Ci dettero il nome di un'ostetrica
compiacente che sarebbe venuta in casa e
fissammo il giorno.
Quella che vi leggerò è la testimonianza
scritta un anno dopo l'aborto clandestino.
Ho la scena impressa dentro di me, rivedo il
tavolo di cucina coperto da un telo bianco,
la donna che chiacchierando del più e del
meno fa bollire dell'acqua con scaglie di
sapone dentro, mentre l'acqua si raffredda,
mi racconta la sua squallida vita, aveva
fatto non so quanti aborti, anche a se
stessa, nel frattempo mi dice di sdraiarmi
sul tavolo a gambe divaricate, introduce una
cannula con una grande pera di gomma che
spinge con forza su per la vagina, inizia a
iniettarmi l'acqua saponosa, ogni tanto deve
riempirla e di nuovo su, il cuore mi batte a
mille, guardo in alto e vedo gli alberi dalla
finestra.
Comincio a sentire tanto dolore, mi dice di
stare zitta e mi dà un fazzoletto da
stringere tra i denti, continua così non so
per quanto tempo, sento le lacrime che
scorrono ai lati del viso. Mi faccio forza.
Finisce.
Mentre mi vesto mi raccomanda il silenzio, se
dovesse succedere un'emorragia devo correre
in ospedale con una scusa qualsiasi, non
coinvolgerla in nessun modo e se ne va.
Rimetto a posto la cucina.
Sono stordita.
Ho il corpo dolorante.
Vado in camera, mi distendo sul letto, sono
piena di paura.
Sono sola, mio marito ha portato i bimbi da
sua madre però ancora non è tornato, il mio
corpo comincia ad avere dolori sempre più
forti, ho freddo, passano le ore e lui non è
tornato, un dolore più forte mi spinge in
bagno, mi siedo sul bidè e vedo uscire un
grumo rosso e tanto sangue, mi tampono e vado
sul letto esausta, il sangue continua a
scorrere, sono sempre sola. Dopo un po' sento
la porta aprirsi e lui entra, mi guarda e non
dice niente.
Lo stress mi fa ammalare, sono depressa e non
ho nessuno per sfogarmi.
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