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| Toto Cuffaro contro Giovanni Falcone (marco travaglio) |
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dal blog
http://guerrillaradio.iobloggo.com/
PALERMO - Tempesta giudiziaria ai veritici
della Regione Sicilia. Il governatore
Salvatore Cuffaro, Udc, è indagato per
concorso in associazione mafiosa. Questo
hanno scritto i magistrati nell'avvisio di
garanzia consegnato a Cuffaro questo
pomeriggio. Il provvedimento è stato emesso
dai magistrati della Direzione distrettuale
antimafia di Palermo nell'ambito
dell'inchiesta sui rapporti tra il clan di
Brancaccio e ambienti della politica locale.
Indagine che ha portato all'arresto all'alba
di oggi di quattro persone: l'ex assessore
comunale di Palermo, Domenico Miceli,
anch'egli dell'Udc, i medici Salvatore
Aragona e Vincenzo Greco, e Francesco
Buscemi, imprenditore, già segretario
dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino.
Domenico Miceli si era già dimesso cinque
mesi fa dall'incarico di assessore, quando
erano affiorate le prime indiscrezioni
sull'inchiesta. Gli arrestati, secondo gli
inquirenti, erano legati al medico Giuseppe
Guttadauro, accusato di essere reggente del
mandamento mafioso di Brancaccio, arrestato
l'anno scorso. L'ex assessore Miceli viene
indicato dagli inquirenti come il canale per
veicolare fino ai vertici della Regione le
richieste di Guttadauro.
L'indagine è indirizzata ad accertare i
legami che sono emersi dalle intercettazioni
ambientali, fra gli indagati e Salvatore
Cuffaro. La procura, secondo quanto emerge
dall'ordinanza di custodia cautelare,
sostiene che il medico Salvatore Aragona,
avrebbe avuto "diretti e ripetuti contatti
con l'onorevole Cuffaro", per sostenere la
candidatura di Domenico Miceli nella lista
del Cdu per le elezioni regionali del 2001.
Per i magistrati, che riportano nel
provvedimento le intercettazioni ambientali
effettuate nella casa di Giuseppe Guttadauro
"il nome di Miceli sarebbe stato indicato dal
boss di Brancaccio".
L'ex assessore comunale, sostengono gli
inquirenti, avrebbe fatto da "intermediario"
tra Guttadauro e Cuffaro "al fine del
soddisfacimento d'interessi e richieste
diversi, compresi quelli volti a influenzare
lo svolgimento di concorsi pubblici per
l'assegnazione di incarichi nell'ambito della
sanità pubblica".
continua sul sito antimafia e quindi
anticuffaro...
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| Totò Cuffaro: sono Mafioso ma non mi Dimetto! (antimafia) |
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dal blog http://guerrillaradio.iobloggo.com/
dal sito per cui "la mafia è una montagna di
merda"
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Mafia, cinque anni a Cuffaro Rivelò e usò
segreti d'ufficio
Grasso: provati favori a singoli mafiosi
Cuffaro con la coppola da SantoroCinque anni:
è la condanna imposta a Salvatore Cuffaro,
il presidente della regine Sicilia imputato
nel processo sulle "talpe" al Direzione
Distrettuale Antimafia di Palermo. Ma
sparisce dalla sentenza l'imputazione per
favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra.
Inflitta al presidente della Regione anche la
sanzione accessoria di interdizione dai
pubblici uffici. La sanzione, però, non
avrà immediato effetto ma si divrÃ
attendere la sentenza definitiva. E comunque
Cuffaro ha già fatto capire di non avere
nessuna intenzione di abbandonare la carica.
«Da domani alle 8 -- dice -- torno a
lavorare a pieno regime per la Sicilia».
E annuncia che «ricorreremo in appello
perché anche questi residui capi d'accusa
possano cadere». I «residui capi d'accusa»
sarebbero niente meno che il favoreggiamento
personale, la rivelazione e l'utilizzo di
segreti d'ufficio. Esclusa l'aggravante di
avere compiuto questi reati per favorire la
mafia nel suo complesso, rimane però
certificato il «favoreggiamento personale»
di singoli mafiosi.
Lo spiega bene Piero Grasso, procuratore
nazionale dell'Antimafia, secondo il quale la
sentenza di venerdì è una «svolta»:
«Sono stati tutti condannati -- ha detto --
ed è stato riconosciuto che a Palermo
esisteva una rete per informare i politici
sulle indagini della procura, compresa e
anche quelle sulla cattura del boss Bernardo
Provenzano». E su Cuffaro precisa: «È
rimasto provato il favoreggiamento da parte
sua nei confronti di singoli mafiosi, ma non
è stata provata l'aggravante di
favoreggiamento a Cosa Nostra».
Per l'accusa, Cuffaro avrebbe appreso nel
2001 dall' ex maresciallo dei carabinieri,
Antonio Borzacchelli, poi eletto deputato
regionale, dell'esistenza di microspie
sistemate dagli investigatori del Ros
nell'abitazione del boss di Brancaccio,
Giuseppe Guttadauro.
Il salotto del boss, già condannato
all'epoca per mafia, era frequentato da un
amico di Cuffaro, il medico Domenico Miceli,
ex assessore comunale alla sanità , anche lui
Udc, condannato nel dicembre 2006 a otto anni
di reclusione per concorso esterno in
associazione mafiosa, e ora condannato a 14
anni.
Gli inquirenti sostenevano che Borzacchelli
avrebbe avvisato Cuffaro dell'esistenza delle
cimici a casa Guttadauro e che il presidente
della Regione lo avrebbe a sua volta
comunicato a Miceli. In questo modo il boss
di Brancaccio avrebbe scoperto le microspie,
bruciando l'inchiesta.
Ora la sentenza di primo grado conferma che
Cuffaro rivelò e utilizzò per favori
personali alcuni segreti d'ufficio, ma
rigetta il legame con l'associazione mafiosa
nel suo complesso.
Totò Cuffaro era presente in aula al momento
della lettura della sentenza. La sua non era
una presenza scontata, ma, ha spiegato «è
stata mia figlia a convincermi: mi ha detto
"papà è giusto che tu vada"».
La notte di giovedì, in vista della
sentenza, a Palermo si è tenuta una sorta di
veglia, in cui numerose persone si sono
riunite in una chiesa del centro per pregare
per l'assoluzione del "loro" presidente.
«Passerò alla storia come quello che ha
fatto pregare un sacco di gente...», ha
ironizzato il presidente poco prima della
lettura della sentenza nell'aula bunker di
Pagliarelli.
Canta vittoria l'Udc, il partito in cui
milita Salvatore Cuffaro. «Siamo compiaciuti
-- dice il segretario del partito Lorenzo
Cesa -- che già dalla sentenza di primo
grado sia stata esclusa ogni forma di
collusione del presidente Cuffaro con la
mafia». «Avevamo la certezza che Cuffaro
non avesse mai favorito la mafia -- dichiara
Luca Volontè, capogruppo Udc alla Camera --
e la sentenza di oggi non fa che confermare
le nostre ragioni». Anche Casini gongola:
«Da sempre sappiamo che Cuffaro non è
colluso con la mafia. Da oggi lo ha
certificato anche un tribunale della
Repubblica». Tags : Borsellino Mafia Antimafia Vaffa-day v-day vaffanculo day falcone rita berlusconi mangano mafioso cuffaro impastato sex |
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