| Roberto Saviano è un pagliaccio! (Gomorra) |
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dal blog http://guerrillaradio.iobloggo.com/
L'Antimafia nel gelo di Casale
La manifestazione con il presidente della
Camera Bertinotti e l'autore di "Gomorra".
Serrande abbassate e il padre del boss
contesta Saviano
di Conchita Sannino
«Un silenzio colpevole ha avvolto per molti
anni Casal di Principe, come Platì, come
Locri. Questa grave colpa oggi è in parte
riscattata. Ma la politica, di destra e di
sinistra, deve ripartire da qui», dice
Roberto Saviano, teso ma soprattutto
emozionato nel suo primo bagno di folla,
rimettendo piede ieri a Casal di Principe.
Un anno dopo il successo e la scorta per
Gomorra, c'era una volta il paese in cui i
mafiosi non esistevano, o non si nominavano
invano. Ieri, almeno, a Casale, davanti al
palco dove è tornato lo scrittore Saviano a
parlare di economia corrotta e di
«un'antimafia italiana tutta da rivedere»,
c'erano due sedie vuote volute da un
assessore regionale al centro della platea,
due poltroncine dedicate provocatoriamente ai
superboss latitanti dei casalesi, Michele
Zagaria e Antonio Iovine, con i loro nomi
stampati grossi così, a evocare la loro
cattura e la loro disgrazia giudiziaria, due
storie criminali offerte alla pubblica e
civica condanna. Ma c'era e c'è, più ostile
di prima - e quel paese resiste oltre ogni
schieramento di Stato e ogni calendario
anticamorra - la Casal di Principe in cui
alcuni negozi restano serrati per il comizio
anticamorra di piazza Mercato, in cui giovani
e vecchi contestano il presidente della
Camera Bertinotti. E in cui il padre di un
superboss chiama Saviano "pagliaccio".
A Casale, sotto un cielo bollente di afa e
tensioni inespresse, nella stessa piazza
Mercato in cui dodici mesi fa esplose la
rabbia di un giovane cittadino e scrittore
contro i boss che occupavano ogni
possibilità di futuro - "Cacciateli!",
gridò Saviano - arriva con meno rabbia e
più determinazione il ragazzo da
best-seller, l'autore di Gomorra Roberto
Saviano, lo sguardo di chi non si fa troppe
illusioni. «Qualcosa molto lentamente si è
mosso. La forza di opporsi al potere dei clan
viene dagli stessi cittadini. E voi - rivolto
ai ragazzi della piazza - sapete da che parte
stare». Applausi. Sinceri, ma forse anche un
po' mesti. Intanto tra la folla, a studiarlo,
c'è anche Ivan Castiglione, l'attore che
presto vestirà proprio i panni di Saviano
nello spettacolo teatrale Gomorra. «Un
impegno che coincide anche con una
straordinaria avventura umana», spiega
l'interprete.
Con Saviano ci sono il presidente della
Camera Fausto Bertinotti, il presidente
dell'antimafia Francesco Forgione, il
sottosegretario all'Istruzione Gaetano
Pascarella: tutti invitati dall'assessore
regionale Corrado Gabriele per
un'inaugurazione speciale dell'anno
scolastico in Campania. Arrivano insieme ad
una teoria di auto blu e scorte, di
rappresentanti di Comuni e Regione, in prima
fila il sindaco di Casale, Cipriano
Cristiano, il presidente della Provincia di
Caserta Sandro De Franciscis, il vicesindaco
di Caserta Gianfranco Alois, l'assessore di
Napoli Nicola Oddati. Antimafia di Stato e
intellettuali. Ma anche di fronte a un simile
schieramento incombono rassegnazione e
omertà . L'avversione di ragazzi in giacca e
cravatta e vecchi agricoltori che gridano:
«Qui la camorra non esiste».
L'ostilità del padre del superboss Francesco
Schiavone detto Sandokan, Nicola, di 82 anni.
Che fa un gesto di nausea quando sente
parlare Bertinotti e Saviano: «Bertinotti si
dovrebbe dimettere, rappresenta solo una
minoranza del Paese. E Saviano, che ha fatto
nella vita? Chi è? Un pagliaccio che si è
inventato che qui c'è la camorra».
Mescolati in platea, anche due figli di
Sandokan. E, infine, l'indifferenza di quei
negozianti che hanno lasciato le saracinesche
abbassate, è chiusa perfino la caffetteria
della piazza e una cartoleria che al primo
giorno di scuola avrebbe certo fatto affari.
Ma sembra - così racconta la signora
Corvino, titolare dell'esercizio,
all'apertura pomeridiana - che «il lunedì
mattina le cartolerie qui sono tutte chiuse,
perché non vi informate invece di gettare su
di noi il solito fango?». Eppure, altri
negozi delle medesime categorie commerciali
erano aperte, a qualche chilometro.
Eccolo, il volto sinistro di "Gomorra". Un
quadro che colpisce tutti, e per una volta
l'amara analisi mette d'accordo persino i
rappresentati territoriali dei due Poli.
Fulvio Martusciello, consigliere regionale di
Forza Italia, scuote la testa: «L'assessore
Gabriele ha avuto una bella idea, ma
l'immagine del paese è triste. Un fallimento
della politica dal basso, i partiti non
c'erano, solo scolaresche, associazioni».
Dall'altro lato della barricata, Diego
Belliazzi, consigliere provinciale ds, giÃ
promotore delle mobilitazioni antimafia dei
giovani del Pci, allarga le braccia: «Questa
è la vera politica, ma Casal di Principe non
c'era. Pochi negozi aperti, gente sfiduciata.
dal sito per cui "la mafia è una montagna di
merda"
http://guerrillaradio.iobloggo.com/ Tags : mafia giovanni falcone rita borsellino marco travaglio berlusconi cuffaro mafioso dell'utri peppino impastato saviano |
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| Roberto Saviano: il caso Gomorra |
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O uccidi o sei servo
di Roberto Saviano

Senza mediazione, tutto si apre negli occhi
dello spettatore e costruisce la realtà di
questi territori. Un mosaico di immagini che
si fa vita, si incarna e diventa film.
L'ispirazione è chiara, il metodo della
strada neorealista. "Paisà " di Roberto
Rossellini, ma anche Francesco Rosi e penso a
certe immagini di Vittorio De Seta. Nel suo
"Gomorra", Matteo Garrone ha realizzato una
sorta di topografia umana. È interessato a
raccontare la pelle, il sudore di questa
quotidiana apocalisse.
Film e libro si integrano a vicenda, ma non
si sovrappongono. Vivono autonomi, in un
rapporto speculare. La camorra nel film è la
forma di vita e di morte del quotidiano. Non
è un mostro né un'aberrazione. È la forma
di vita di tutti i giorni. Ha ragione
Raffaele Cantone: quello del film è il piano
terra della mafia campana. La scelta di
privilegiare aspetto sintetico e
antropologico di questo territorio. Le
canzoni dei neomelodici con la valenza che
hanno assunto nell'epica criminale. La scelta
di affidare la scena ai personaggi che hanno
vissuto quelle storie, tutto incluso, anche i
problemi con la giustizia. Sono, non
simulano. L'esistenza di molti di loro è un
racconto feroce.
All'inizio la troupe era stata accolta con
diffidenza nei territori: a Secondigliano,
nel Casertano erano visti come una presenza
ostile. Poi il set è diventato una sorta di
festa popolare, un'osmosi con il mondo
intorno che si è riversato nel film. Le
comparse scelte quando dovevano recitare le
azioni militari, mettere a segno agguati e
omicidi, non imitavano i film: replicavano la
realtà che avevano visto o che sentivano
raccontare dai loro amici testimoni diretti.
Le sparatorie non sono "cinematografiche",
non c'è nulla di spettacolare. L'agguato è
sempre subìto, visto dalla prospettiva della
vittima, rapido, stordente. Le detonazioni
sono secche, senza eco: la raffica infinita e
compiaciuta del mitragliatore di Rambo non
esiste. I momenti di tenerezza spiccano, si
notano perché sono fuori concetto.
Volontarie distonie in una ciclicitÃ
dannata. I bambini che scherzano nella
piscinetta di gomma ricavata sulla terrazza
delle Vele di Secondigliano, macchia azzurra
in un mondo senza colore. La vecchia che
cerca di riportare ordine nella campagna
devastata dagli sversamenti di veleni,
incapace di rassegnarsi alla sterilità della
terra. Gli attori appaiono senza fascino,
nessun bel tenebroso ma nemmeno volti
caratterizzati, pasoliniani. Sono a metà tra
Scarface e uno qualunque dei ragazzi dello
show della De Filippi.
intervista a roberto savaino al
salinaDocFestival
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