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La piccola e remota Islanda è sull'orlo del
collasso: oggi in Borsa sono state sospese le
contrattazioni delle sei maggiori istituzioni
finanziarie - comprese quelle di Kaupthing,
Landsbanki e Glitnir, le tre principali
banche - mentre il governo di Reykjavik sta
elaborando un piano per salvare il salvabile.
Che, potere della crisi globale, potrebbe
persino portare la repubblica dei ghiacci -
300 mila anime in tutto - ad entrare
nell'Unione Europea. Opzione sino a poco
tempo fa semplicemente impensabile.
La situazione, infatti, è seria davvero.
L'Islanda - che nel corso degli anni Novanta
aveva visto aumentare la sua ricchezza
proprio grazie alla vitalità del settore
bancario - rischia infatti il tracollo
proprio a causa dell'eccessiva espansione dei
suoi istituti di credito. La corona islandese
- krona - ha intanto perso un quinto del suo
valore contro il dollaro - nella passata
settimana solamente - e il 10% nei confronti
dell'euro. L'inflazione galoppa al 14% - il
target della banca centrale per il 2008 era
il 2,5% - e il governo è dovuto correre ai
ripari comprando il 75% della Glitniril al
prezzo di 600milioni di euro.
Il piano di salvataggio presentato dal primo
ministro conservatore Geir Haarde prevede ora
che le banche vendano parte dei loro asset
internazionali riportando così in patria
capitali freschi - e impedire un ulteriore
deprezzamento della corona. «Le banche sono
disposte a vendere i loro asset esteri e
credo che questa sia una misura necessaria»,
ha detto Haarde dopo un fine settimana di
colloqui serrati. Quindi ha garantito i
risparmi dei cittadini islandesi per arginare
l'ondata di panico che ha travolto la
repubblica del nord. «Se ne occuperà la
tesoreria», ha dichiarato Haarde.
Per evitare il peggio la banca centrale
islandese - secondo quanto riportato dal
quotidiano Morgunbladid - ha cercato, per ora
senza successo, di far valere l'opzione di
cambio-valuta con le sorelle maggiori
scandinave: Norvegia, Danimarca, Svezia. E
come in altre parti del mondo, il dito alla
fine è stato puntato contro la scelleratezza
degli operatori finanziari, considerati i
veri responsabili della crisi. «L'aviditÃ
ha purtroppo controllato le loro azioni», ha
detto il ministro dello Stato Sociale
J¢hanna Sigurdard¢ttir. «Il sistema delle
stock-option, e quindi gli stipendi da favola
che hanno percepito, hanno fatto perdere loro
il legame con la nazione. Dovranno imparare
dai questi errori».
Il governo, per raddrizzare l'economia, ha
quindi esercitato pressioni sulle sigle
sindacali perchè riportino a casa i fondi
pensione sino ad oggi investiti all'estero.
Inoltre, l'esecutivo avrebbe chiesto il
congelamento di ogni trattativa salariale. Il
sindacato pare aver accettato. «Dobbiamo
fare tutti la nostra parte perchè questa
missione di salvataggio abbia successo», ha
detto Arnar Sigmundsson, presidente della
National Association of Pension Funds. La
verità sembra però essere un'altra. Il
sindacato avrebbe infatti chiesto come
contro-partita l'impensabile: l'entrata
nell'Europa Unita. Fumo negli occhi per il
primo ministro Haarde, euro-scettico della
prima ora. Tags : analisi dei fatti di cronaca notizie islanda crisi |